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Quello che ci ha unito

dicembre 21, 2009 11:45 am | 25 Comments

di Salvatore Borsellino

Sonia Alfano e Salvatore Borsellino

Sonia Alfano e Salvatore Borsellino

Chiunque mi è stato vicino sin dal primo momento, quando di Agende Rosse non si parlava ancora, può capire il dolore che mi stanno provocando questi scontri e queste divisioni e il dolore che stanno causando a me, a Sonia, alla maggior parte di noi, questi attacchi inconsulti e che tendono solo a dividerci. Sonia è per me come una figlia e una sorella e chi fa male a lei fa male a me, chi attacca lei attacca me. Chiedo quindi a tutti di fare un passo indietro e cercare di ritornare al nosto spirito comune, quello che ci ha portati a piedi al Castello Utveggio, a presidiare tutti insieme via D’Amelio levando in alto le nostre Agende Rosse, a unirci per mano in un grande cerchio a sostenere i nostri magistrati davanti al palazzo di Giustiza. Quello e non altro sono le Agende Rosse. Ognuno di noi farà poi le sue scelte anche politiche e seguirà la sue convinzioni e le sue idee ma le Agende Rosse sono un’altra cosa, lo spirito di questo movimento è quello che finora ci ha unito e continuerà a unirci e per cui ci ritroveremo insieme a combattere le stesse battagle e io farò in modo che al suo interno si combattano solo le battaglie che ci hanno fatti ritrovare insieme, ognuno di noi potrà combattere altre battaglie ma il nostro simbolo dovrà continuare a significare soltanto Verità e Giustizia e niente altro.

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Grazie, Popolo delle Agende Rosse

novembre 21, 2009 1:43 pm | 9 Comments

Siamo lieti di farvi rivedere il video e riascoltare la canzone scritta da Antonio Di Carlo e dedicata al Popolo delle Agende Rosse. Antonio ci ha anche inviato un bellissimo messaggio, e vogliamo condividerlo con tutti voi.

di Antonio Di Carlo

La prima volta che ho potuto vedere Sonia di persona è stato al campo “Murata Gigotti” di Coppito, uno dei paesi in provincia de L’Aquila colpiti dal terremoto. Un caso, una fortunata coincidenza trovarmi a prestare servizio di volontariato proprio la sera in cui avrebbe tenuto un incontro. Ricordo il foglio scritto a mano, appeso all’ingresso della mensa. Diceva: “Stasera incontro con Sonia Alfano, ore 21, tendone della colazione”.

Salvatore invece l’ho potuto incontrare soltanto qualche settimana fa, all’incontro che ha tenuto nella mia città, Pescara, sul tema “Libertà d’informazione e cittadinanza attiva”.

Perché scrivo questo?

Perché incontrare Sonia e Salvatore di persona è qualcosa di diverso che vederli in un video. Perché ascoltare attraverso le proprie orecchie la loro voce mi lascia dentro sensazioni che attraverso la rete non riescono a passare in tutta la loro intensità. Perché averli vicini mi permette di sentire più forte la loro presenza. Perché è impossibile non innamorarsi dei loro desideri e ideali. Impossibile non fare propria una parte della loro rabbia, impossibile non emozionarsi e, allo stesso tempo, non voler scendere in campo da protagonisti al loro fianco. Sentire i loro occhi che ti osservano è un invito a reagire insieme a cui non è possibile sottrarsi.

Ecco allora che la canzone nasce da sola.
Il testo nasce da solo.
Nasce da Paolo Borsellino, da Salvatore, Sonia, dai tanti ragazzi che con orgoglio e rabbia alzano ogni giorno in cielo un’agenda rossa. Me ne sento autore al pari di tutti loro, di tutti voi.

Sinceramente, non pensavo che sarei arrivato a scrivere su questa pagina. Non pensavo che una semplice canzone, ricca di imperfezioni e di purissimo stampo amatoriale, potesse riuscire a comunicare emozioni a così tante persone. Ogni semplice complimento che ho ricevuto si è trasformato in un sorriso. Ogni grazie diretto a me l’ho velocemente rispedito al mittente: qui sono io che ringrazio voi. Voi che mi avete ricordato quanto sia importante essere una delle tante voci che urlano contro un governo lontano e cinico. Voi che con la semplicità di qualche parola siete riusciti a cancellare lo sconforto e la rassegnazione. Voi che mi avete insegnato a pretendere la verità.  Tutti voi che mi avete regalato il sogno di un mondo onesto. Possibile ed onesto.

Grazie, Popolo delle Agende Rosse.
Non smetterò di ripeterlo, grazie.

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Mafia e Politica: Verbo o Congiuzione? from Davideelettrico on Vimeo.

Mafia e Politica: Verbo o Congiuzione? 2a Parte from Quiretelibera on Vimeo.

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Care Agende Rosse…

novembre 10, 2009 5:45 pm | 17 Comments

di Lea Del Greco

Agende Rosse a Pescara

Agende Rosse a Pescara

Care Agende Rosse,

vi scrivo questa lettera in un momento di grande amarezza e di profonda indignazione, a distanza di una settimana dai fatti vergognosi e deplorevoli che si sono verificati a Pescara, in occasione della XIV edizione del Premio Borsellino, e alla luce della deformazione della realtà e della disinformazione che ne è derivata. Vi scrivo questa lettera per condividere con voi alcuni stralci di pensiero e i contrastanti stati d’animo che mi hanno accompagnato in questi giorni.

Sono state spese molte parole a proposito della nostra manifestazione di protesta, sono state divulgate le ricostruzioni più improbabili e fantasiose, siamo stati definiti nei modi più infamanti quali “mafiosi rossi”, “forsennati”, “facinorosi”, “violenti sovversivi”, siamo stati addirittura accusati di una presunta aggressione all’organizzatore del Premio, Leo Nodari, aggressione di cui ancora oggi non si hanno prove. Parole e giudizi che ci hanno ferito nel profondo ma che, nello stesso tempo, hanno alimentato la fiamma del nostro ardore, rendendoci più forti e spronandoci a non arrenderci, nella consapevolezza della purezza dei nostri intenti.

Del resto solo chi era presente quella mattina è a conoscenza di cosa sia realmente accaduto in quella piccola piazza e ricorda quanto intenso e inebriante fosse “quel fresco profumo di libertà”, da tutti noi distintamente percepibile, prima che le Forze dell’Ordine ci impedissero di entrare nel Palazzo della Provincia, senza alcuna giustificazione, o meglio, adducendo motivazioni pretestuose, successivamente rivelatesi prive di ogni fondamento.

Del resto solo chi era presente quella mattina ha ancora impresso nella mente il silenzio vibrante e commovente dei manifestanti, prima che venisse loro impedito di assistere ad un convegno pubblico e di esercitare così un diritto garantito dalla nostra Carta Costituzionale, oggi più che mai ridotta a brandelli da una casta palesemente ostile ai principi in essa affermati.

Del resto solo chi era presente quella mattina sa che si trattava di un gruppo di circa quaranta persone, composto da studenti, lavoratori, anziani, bambini con il solo grande scopo di onorare il nome e la memoria di Paolo Borsellino.

Alcuni di loro li conoscevo personalmente: Massimiliano, Antonio, Emanuele, Fausto, Vittorio, Anna, Gianluca, Gianni, Maurizio… Con loro avevo organizzato la contestazione. Altri non li avevo mai visti, eppure mi sembrava di conoscerli da sempre, forse perché quel giorno c’era qualcosa che ci univa intimamente ed empaticamente, rendendoci un’unica voce, un unico braccio proteso verso il cielo, un’unica mano che stringeva tra le dita una piccola agenda rossa, simbolo della nostra sete di Giustizia e del nostro bisogno di conoscere la Verità.

Dunque nessuna violenza, nessuna aggressione, nessun turbamento dell’ordine pubblico, ma solo una piccola folla di cittadini onesti e rispettosi delle istituzioni, nell’atto di manifestare liberamente e civilmente il proprio pensiero.

Questo è tutto ciò che ricordo di quella famigerata mattina. Tutto quello che ho letto sui giornali e ascoltato in televisione nei giorni seguenti è frutto di una ricostruzione deformata, che testimonia quanto avanzato sia il processo di manipolazione dell’informazione nel nostro paese. Quello che invece vorrei dimenticare sono le affermazioni ignobili dell’Onorevole Gasparri nei confronti di Salvatore Borsellino.

Salvatore quella mattina ci telefonò. Lo fece per scusarsi della sua assenza e per esprimerci la sua vicinanza. Questa volta si sbagliava: lui era insieme a noi, con la sua determinazione, il suo coraggio e la sua forza. E insieme a noi c’era tutto il popolo delle Agende Rosse, che in rete e nelle piazze d’Italia quotidianamente conduce una strenua battaglia affinché sia fatta luce sulle stragi del ‘91 e del ‘92 e su tutte le stragi di mafia. Insieme a noi c’erano tutti i cittadini stanchi di essere ingannati dalle menzogne dei potenti di turno e desiderosi di dissolvere una volta per tutte l’atavico e ambiguo legame tra la mafia e lo Stato. Insieme a noi c’erano tutti coloro che credono che sia ancora possibile riportare la politica al suo significato più autentico e originale di servizio leale e disinteressato nei confronti del cittadino. Insieme a noi c’erano Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e tutti coloro che hanno dato la propria vita in nome di grandi valori quali la legalità, la giustizia, l’integrità civica e morale, l’onestà.

A noi tutti spetta ora il compito di continuare a diffondere quei grandi ideali, affinché possa finalmente realizzarsi quell’autentica “RIVOLUZIONE CULTURALE” nella quale Paolo Borsellino fortemente credeva. A noi il compito di sensibilizzare le coscienze attraverso la nostra RESISTENZA pacifica e, ne sono certa, ormai inarrestabile.

Lea Del Greco,
Una di Voi

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Nessuno tocchi le Agende Rosse

novembre 4, 2009 1:00 pm | 1 Comment

Benny Calasanzio Borsellino

Benny Calasanzio Borsellino

di Benny Calasanzio Borsellino

Questa è la prima delle analisi che farò sul cosiddetto Premio Borsellino e sugli avvenimenti che hanno contraddistinto l’edizione del 2009. Voglio partire dalla presunta aggressione subita da Leo Nodari, animatore della kermesse, che sarebbe stato colpito al volto nel parcheggio della Provincia. Se così fosse, la solidarietà sarebbe scontata e doverosa. E infatti leggo la vicinanza espressa da “Ammazzateci Tutti” allo stesso Nodari: “Purtroppo da qualche tempo, anche all’interno di movimenti che dicono di richiamarsi ad ideali e valori di legalita’e giustizia, il clima si e’ pesantito e l’animosita’ spesso si sta traducendo in aggressivita’ed anarchia. Auspico vivamente – conclude il leader di ‘Ammazzateci Tutti’ – che questo forme di odio cessino al piu’ presto di essere alimentate e che quei soggetti singoli o plurali che non riescono o non vogliono far valere le proprie ragioni secondo le regole della civile contrapposizione sociale e politica possano trovarsi sempre piu’ ai margini della societa’”. Fermiamoci un attimo. Ma come fa il portavoce dell’associazione ad affermare che gli autori sono interni ai movimenti antimafia? Sa qualcosa che noi non sappiamo o sta attribuendo la responsabilità al Popolo delle Agende Rosse, visto che in quel frangente era l’unico movimento antimafia presente? Io, che molto modestamente di questo mondo qualcosa so, non sono a conoscenza di un clima pesante e animoso che si traduce addirittura in aggressività ed anarchia all’interno delle associazioni antimafia. Altra frase deprecabile, poi, dicono di richiamarsi ai valori della legalità e giustizia. Esiste una patente o solo perchè non si appartiene ad Ammazzateci Tutti vuol dire che non si può richiamarsi alla legalità, amarla, desiderarla e farla propria? Questo è un tema inquietante che sicuramente avrò male interpretato. Conosco uno per uno i ragazzi e le ragazze del Popolo delle Agende Rosse, uno per uno, conosco le loro facce, i loro nomi e i loro cognomi. Li ho visti marciare e urlare e anche sudare sotto il sole cocente, mentre altri erano a casa in un atteggiamento di superficiale ed invidioso boicottaggio. Loro sono il mio Popolo e io ne faccio parte, e, questa volta si, dico a prescindere che non è gente che va in giro a picchiare chi sbaglia a fare gli inviti a manifestazioni nel nome di patrimoni dell’intera umanità, quale Borsellino era ed è, che oggi non possono discostarsene sdegnati. Chi ha aggredito Nodari, qualora le indagini lo accertassero, è semplicemente un imbecille che nulla ha a che fare con chi la mafia la combatte giorno dopo giorno, con inchieste, manifestazioni e forti prese di posizione. Non vorrei che codesta “animosità e pesantezza del clima” provenisse proprio dalla parte di chi l’avverte, secondo l’antico motto di quella gallina che per prima cantò avendo fatto l’uovo. Le aggressioni fanno male, ma le parole a volte distruggono molto di più; suggerirei a tutti di pesare e centellinare virgole e punti, onde evitare errori madornali e figuracce nei contronti delle migliaia di giovani che con le agende in mano stanno cambiando la storia d’Italia, senza divismi e manie di protagonismo.

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Così reagisce Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, alle parole infamanti di Maurizio Gasparri:
Salvatore Borsellino

Salvatore Borsellino

Questo invece il comunicato di Sonia Alfano:

«Quanto accaduto è il segno che in questo Paese tira davvero una brutta aria e che le cose stanno degenerando ogni giorno di più. Ad alcuni pacifici cittadini è stato, infatti, impedito di partecipare ad una pubblica manifestazione con la scusa che la sala, dove si sarebbe svolta, era già strapiena. Gli stessi pacifici cittadini, molti dei quali aderenti al “popolo delle agende rosse”, sono invece in grado di documentare che quella stessa sala era semivuota. Forse il senatore post-missino Gasparri temeva di essere contestato? Siamo arrivati al punto, in questo Paese, che non è più neppure possibile esprimere, seppure pacificamente, il dissenso ad un potere sempre più arrogante e autoreferenziale?». Lo ha dichiarato il presidente dell’Associazione familiari vittime di mafia, Sonia Alfano, in merito a quanto accaduto a Pescara nell’ambito del Premio Borsellino.

«Inoltre – ha aggiunto la Alfano -, vorrei portare alla conoscenza di tutti che Gasparri si è permesso di insultare pubblicamente Salvatore Borsellino dicendo che suo fratello non aveva alcuna stima di lui. A parte la considerazione che uno che sta nello stesso partito di condannati per mafia, ex-piduisti e apologeti del boss Mangano, per decenza, avrebbe fatto meglio a non presentarsi all’iniziativa o a tacere una volta lì. Vorrei invitare il senatore Gasparri a non permettersi mai più di insultare un uomo della levatura morale e del rigore etico come Salvatore e non osare mai più entrare nelle vicende interne della famiglia Borsellino. Questo non può essergli consentito nemmeno dalla sua mancanza di senso della misura e di pudore. Inoltre, vorrei sapere chi gli ha riferito di questi incredibili giudizi del giudice Paolo su suo fratello e se anche lui, come troppi in questi giorni, non sta magicamente trovando la memoria».

«Infine – ha concluso –, conosco ad uno ad uno i meravigliosi ragazzi del “popolo delle agende rosse”. Sono persone a me molto vicine e care e so che nessuno di loro si permetterebbe mai di usare violenza verso chicchessia. Quanto accaduto è gravissimo e a Leo Nodari, oltre ad esprimere la mia solidarietà, auguro anche una pronta guarigione. Però, siccome l’aggressione è avvenuta dentro il parcheggio del palazzo della Provincia di Pescara, che sarà sicuramente fornito di telecamere di sorveglianza, invito a cominciare da lì per individuare gli autori di questa ignobile aggressione. Nessuno si permetta di tentare di criminalizzare dei ragazzi che hanno la sola colpa di chiedere piena verità e giustizia sulle stragi del ’92-‘93».

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Chi siamo

about imageSiamo giovani e meno giovani, siamo donne e uomini, siamo bambini ed anziani.
Siamo operai, insegnanti, studenti, casalinghe, imprenditori, precari, disoccupati.
Siamo eterogenei, siamo tanti ma siamo una sola resistenza!