04 dicembre 2009

Gaspare Spatuzza
Il grande giorno è arrivato. Oggi a Torino, al processo a carico di Marcello Dell’Utri (già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa) depone il pentito di Brancaccio Gaspare Spatuzza, killer affiliato alla famiglia Graviano.
Circa duecento i giornalisti (anche stranieri) accreditati stamane nell’aula bunker per spiegare ai propri lettori che nel nostro Paese la stabilità del governo può dipendere da un pentito di mafia che ha detto anche di avere visto Filippo Graviano incontrare Renato Schifani, poi diventato la seconda carica dello Stato.
Il pentito racconta di un incontro con Giuseppe Graviano al caffè Doney, a Roma:
“Graviano era esultante quando disse ‘abbiamo avuto quello che volevamo, abbiamo il paese in mano perché abbiamo persone serie, come Berlusconi e il nostro paesano, non come quei crastazzi dei socialisti che avevano preso i voti nel 1988 e 1989 e poi ci avevano fatto la guerra”’”. E chi è “il paesano”? “Marcello Dell’Utri”.
Rispondendo alla domanda su chi erano gli eletti con i “loro” voti ricorda Claudio Martelli.
Spatuzza è uno dei protagonisti della stagione più sanguinolenta, quella del ventennio 1980/2000; Lui stesso racconta di essere l’autore del furto della 126 utilizzata in via D’Amelio; il ladro del furgoncino imbottito di tritolo di via dei Georgofili; il poliziotto in divisa per il sequestro di Giuseppe Di Matteo, poi sciolto nell’acido; membro del commando che uccise padre Puglisi e di quello che cercò di uccidere Maurizio Costanzo; uomo di fiducia dei corleonesi, che gli affidarono il telecomando che avrebbe dovuto far saltare l’autobomba contro il pullman dei carabinieri nel gennaio del ’94, fuori dallo Stadio Olimpico.
Un attentato di stampo terroristico quello all’Olimpico, sottolinea Spatuzza, anzi aggiunge ”come neanche i talebani hanno mai fatto”, a causa della presenza di 50 chilogrammi di tritolo e di tondini di ferro, e con l’intervento diretto del boss Graviano. E’ li’ che sente parlare per la prima volta di Berlusconi e di Dell’Utri.
Spatuzza racconta che prima degli attentati del ‘93 imbucò cinque lettere, alcune delle quali indirizzate a testate giornalistiche. «Queste lettere – prosegue – provenivano dal boss Giuseppe Graviano. Il fatto che prima di fare un attentato mi dicessero di informare qualcuno con delle lettere è un’anomalia che mi ha fatto capire che c’era qualcosa sul versante politico».
Alla fine di gennaio del ’94 i suoi capi vengono arrestati a Milano e Spatuzza passa agli ordini di Leoluca Bagarella. La stagione delle stragi è ormai alle spalle, sugli uomini di Brancaccio inizia la pressione della Procura e in breve tempo a Palermo vengono arrestati dalle forze dell’ordine più di 400 mafiosi, compresi gli ultimi uomini d’onore: Giacalone, Pizzo e Cannella. Spatuzza si sposta al nord, e alla fine per lui arriva il salto di qualità: Messina Denaro e Brusca decidono di farlo diventare “uomo d’onore”. Ma una mattina, durante l’ennesimo blitz a Brancaccio, i poliziotti catturano Giovanni Garofalo: da tempo senza guida la cosca di Brancaccio è allo sbando, Garofalo si pente durante il trasferimento in carcere e rivela che ha un appuntamento con Spatuzza.
Gaspare Spatuzza finisce in manette quel pomeriggio e subito manifesta la volontà di collaborare. A fargli cambiare idea è la moglie, e dovrà aspettare dieci anni prima di “convertirsi”.
Oggi è in aula a confermare quanto gli disse, raggiante, Giuseppe Graviano: “Dopo l’accordo con quello di Canale 5 abbiamo il paese nelle mani”.
Spatuzza ammette di aver “vigliaccamente gioito” delle stragi in cui vengono ammazzati Falcone e Borsellino. Nel 2000 comincia la sua dissociazione da Cosa Nostra: “Io in quel momento ho deciso di amare Dio e ripudiare mammone, dove mammone è Cosa Nostra“.
«Ha detto delle cose allucinanti», è il commento di Dell’Utri. «A questo punto -ha detto parlando con i giornalisti- può venire chiunque a parlare su di me, possono venire dieci, cento Spatuzza. Ognuno viene qua e parla».
Verranno sentiti gli altri boss nel processo Dell’Utri per avere un riscontro sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. La corte d’appello, ha disposto l’esame con videoconferenza dei fratelli Graviano e di Cosimo Lo Nigro. L’udienza si svolgerà l’11 dicembre alle 9 a Palermo presso l’aula della prima sezione penale della corte di appello.





Siamo giovani e meno giovani, siamo donne e uomini, siamo bambini ed anziani.
dicembre 6, 2009 | 09:55
CHI HA PAURA DELL’ “UOMO NERO” ?
Il 3 dicembre di quest’anno, proprio il giorno antecente la deposizione di Spatuzza, sull’organo di stampa ufficiale del PdL (www.tgcom.mediaset.it), è stato pubblicato un articolo inerente i costi che sostiene lo Stato (cioè noi) per la protezione ed il mantenimento dei cosiddetti “pentiti”. Non ci sarebbe nulla di allarmante se nei giorni precedenti il PdL non si fosse espresso rassicurando che la legge 13 febbraio 2001, n. 45, la legge sui pentiti, non sarebbe stata modificata. Si parla un po’ troppo di pentitismo in questi ultimi giorni ed i reiterati riferimenti all’argomento non possono non destare più che un legittimo sospetto che qualcosa di poco chiaro stia bollendo nei pentoloni dei “Palazzi del Potere”. Anche perché questa fermentazione sul pentitismo cade proprio a ridosso delle tanto attese rivelazioni che il killer di mafia Rosario Spatuzza doveva rendere nell’aula bunker del Palazzo di Giustizia di Torino, sulla stagione delle stragi di mafia del ‘92 e ’93. In realtà da tempo si possono “leggere” degli aspetti inquietanti, al di là delle tante voci di corridoio inerenti un coinvolgimento di personalità di spicco della politica italiana nelle vicende di mafia e più specificatamente nelle stragi. L’intervento di Fini sulla necessità di far chiarezza su quegli episodi; la presa di posizione di Schifani sull’inutilità della riapertura delle indagini e . . . dulcis in fundo il lodo Alfano, con le annesse e connesse vicende, dalla cui bocciatura in sede di verifica costituzionale è scaturita l’improvvisa priorità del “processo breve”. Si, forse è un po’ troppo per non porsi la legittima domanda: chi ha paura dell’ ”uomo nero” e perché ?
Santino d’Arcevia
dicembre 7, 2009 | 03:45
Schifani prende posizione sull’inutilità della riapertura delle indagini ed insieme a tutto il resto noi siamo “Schifati”
dicembre 7, 2009 | 14:46
Vi segnalo le riflessioni di Giancarlo Caselli sull’attendibilita’ del delinquente Spatuzza (Ieri 06.12.2009 a “Che tempo che fa” ) http://www.youtube.com/watch?v=mx6yp48D6Sk
dicembre 14, 2009 | 16:31
manca il post sulle smentite di graviano…vi e’ sfuggito???
p.s. voi che vi rimepite la bocca con l’agenda rossa…perche’ nn approfondite le inchieste su mafia , appalti di coop rosse e gruppi industriali(ferruzzi e fiat) che borsellino aveva riaperto dall’insabbiamento pooc prima di saltare in aria??…piu’ comodo depistare su berlusconi vero??:-)