Le parole spaventano
novembre 24, 2009 4:44 pm | 7 Comments
di Francesca Siclari
13 Nov 2009

Che cos’è la parola?
E’ un atto quotidiano che ormai compiamo senza nemmeno dargli tutta l’importanza che meriterebbe. Usiamo le parole per comunicare con un amico, per discutere, per confidarci, per dibattere. La usiamo e non ci rendiamo conto che abbiamo tra le mani un potere straordinario che a volte spaventa, incute terrore. Il suo contrario è il silenzio. Il silenzio non spaventa, anzi, il silenzio è apprezzato, è consigliato. Il silenzio significa: “ho deciso di non guardare, di non sapere, di non parlare” . Quando, però, la parola diventa pericolosa? Semplicemente quando decidiamo di non rimanere in silenzio, quando sentiamo dentro di noi il bisogno di raccontare la verità.Quando decidiamo di aprire gli occhi e di osservare la realtà che ci circonda. Di denunciare, se è necessario. E in quel momento esatto che la parola diventa arma da combattere. Mentre scrivo nella mia mente scorrono i nomi di quei giornalisti, scrittori, che hanno pagato un prezzo altissimo: sono morti perchè hanno deciso di parlare. Sono morti perchè hanno deciso di URLARE! Mi sono sempre chiesta come può un libro, un articolo o un inchiesta diventare pericolosa. Poi, quando mi sono imbattutta in quelle carte scritte ho capito. Ho capito che ci sono persone che semplicemente non scendono a compromessi e decidono di raccontare, spesso raccontano una realtà che noi conosciamo benissimo ma che se non ci tocca non ci appartiene. Quante volte ho sentito dire: “Che si ammazzano tra di loro a me non interessa“. Ancora una volta ritorno su un concetto che per me è importante: “cultura”. Mi sono resa conto che la società sta facendo passi indietro, che il livello culturale di certe zone è fermo ormai da anni. Ieri ho visto delle immagini che mi hanno ferito profondamente. Nella puntata di Annozero si è parlato di Camorra, dei Casalesi e dell’infiltrazione del crimine ormai negli strati più alti della società. Ho visto una città che non riconosco più. Ho avuto terrore,sgomento e senso di nausea verso una parte della società, della mia città che preferisce convivere piuttosto che denunciare. La paura è legittima, tutti ne abbiamo. Ma questo non deve giustificare l’indifferenza totale delle persone. E proprio in questi momenti che risuonano nella mia testa nomi come: Impastato, Siani, Politkovskaja, Spampinato, Fava, Don Peppino Diana, Falcone, Borsellino e tanti altri nomi di persone comuni che si sono ribellate ad un sistema corrotto e hanno pagato con la vita il loro non voler sottostare a certe sporche regole. La parola fa paura perchè è sintomo di un progresso culturale che però ancora non investe tutti. Quelle organizzazioni temono le parole, temono le inchieste e i libri perchè portano alla luce fatti che, invece, cercano di coprire con il silenzio. Sono stanca di sentire i miei concittadini dire: “Io non ho mai visto la camorra” queste parole per me significano: “la camorra c’è, convive con noi ma non la denunciamo. Vogliamo la tranquillità e se rimaniamo il silenzio la camorra avrà “rispetto” per noi” E allora mi chiedo: “Riuscieremo mai a cambiare una realtà che ormai sembra essere destinata a perdersi?” Che senso hanno tutte quelle morti se ancora oggi non riusciamo a ribellarci? Può essere anche vero che la paura di quelle persone derivi dalla poca fiducia che rimpongono, ormai, nella figura delle forze dell’ordine?
Paolo Borsellino disse: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare“.
Ecco, a me Napoli non piace ma la amo. E la amo, forse in maniera diversa dai miei concittadini. La amo perchè voglio cambiarla, la amo perchè voglio salvarla. Ma da sola è impossibile. E quando penso a questo un senso di rassegnazione invade il mio corpo e sono quasi sul punto di dire: “Ma che facciano tutto quello che vogliono, se non toccano la mia persona a me non interessa“. E poi ritornano alla mente quei nomi, quelle storie, quelle vite spezzate. E capisco che non bisogna mai mollare, nemmeno quando senti la terra franare sotto i piedi. Mai! Si deve continuare a sperare e a lottare credendo che un giorno tutto questo possa cambiare. E cercare, con quelle parole che spaventano, di far capire che è legittimo aver paura ma che bisogna difendersi e riappropriarsi di una città che ci appartiene ma che ci è stata strappata dalle mani.





Siamo giovani e meno giovani, siamo donne e uomini, siamo bambini ed anziani.
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