Care Agende Rosse…
novembre 10, 2009 5:45 pm | 17 Comments
di Lea Del Greco

Agende Rosse a Pescara
Care Agende Rosse,
vi scrivo questa lettera in un momento di grande amarezza e di profonda indignazione, a distanza di una settimana dai fatti vergognosi e deplorevoli che si sono verificati a Pescara, in occasione della XIV edizione del Premio Borsellino, e alla luce della deformazione della realtà e della disinformazione che ne è derivata. Vi scrivo questa lettera per condividere con voi alcuni stralci di pensiero e i contrastanti stati d’animo che mi hanno accompagnato in questi giorni.
Sono state spese molte parole a proposito della nostra manifestazione di protesta, sono state divulgate le ricostruzioni più improbabili e fantasiose, siamo stati definiti nei modi più infamanti quali “mafiosi rossi”, “forsennati”, “facinorosi”, “violenti sovversivi”, siamo stati addirittura accusati di una presunta aggressione all’organizzatore del Premio, Leo Nodari, aggressione di cui ancora oggi non si hanno prove. Parole e giudizi che ci hanno ferito nel profondo ma che, nello stesso tempo, hanno alimentato la fiamma del nostro ardore, rendendoci più forti e spronandoci a non arrenderci, nella consapevolezza della purezza dei nostri intenti.
Del resto solo chi era presente quella mattina è a conoscenza di cosa sia realmente accaduto in quella piccola piazza e ricorda quanto intenso e inebriante fosse “quel fresco profumo di libertà”, da tutti noi distintamente percepibile, prima che le Forze dell’Ordine ci impedissero di entrare nel Palazzo della Provincia, senza alcuna giustificazione, o meglio, adducendo motivazioni pretestuose, successivamente rivelatesi prive di ogni fondamento.
Del resto solo chi era presente quella mattina ha ancora impresso nella mente il silenzio vibrante e commovente dei manifestanti, prima che venisse loro impedito di assistere ad un convegno pubblico e di esercitare così un diritto garantito dalla nostra Carta Costituzionale, oggi più che mai ridotta a brandelli da una casta palesemente ostile ai principi in essa affermati.
Del resto solo chi era presente quella mattina sa che si trattava di un gruppo di circa quaranta persone, composto da studenti, lavoratori, anziani, bambini con il solo grande scopo di onorare il nome e la memoria di Paolo Borsellino.
Alcuni di loro li conoscevo personalmente: Massimiliano, Antonio, Emanuele, Fausto, Vittorio, Anna, Gianluca, Gianni, Maurizio… Con loro avevo organizzato la contestazione. Altri non li avevo mai visti, eppure mi sembrava di conoscerli da sempre, forse perché quel giorno c’era qualcosa che ci univa intimamente ed empaticamente, rendendoci un’unica voce, un unico braccio proteso verso il cielo, un’unica mano che stringeva tra le dita una piccola agenda rossa, simbolo della nostra sete di Giustizia e del nostro bisogno di conoscere la Verità.
Dunque nessuna violenza, nessuna aggressione, nessun turbamento dell’ordine pubblico, ma solo una piccola folla di cittadini onesti e rispettosi delle istituzioni, nell’atto di manifestare liberamente e civilmente il proprio pensiero.
Questo è tutto ciò che ricordo di quella famigerata mattina. Tutto quello che ho letto sui giornali e ascoltato in televisione nei giorni seguenti è frutto di una ricostruzione deformata, che testimonia quanto avanzato sia il processo di manipolazione dell’informazione nel nostro paese. Quello che invece vorrei dimenticare sono le affermazioni ignobili dell’Onorevole Gasparri nei confronti di Salvatore Borsellino.
Salvatore quella mattina ci telefonò. Lo fece per scusarsi della sua assenza e per esprimerci la sua vicinanza. Questa volta si sbagliava: lui era insieme a noi, con la sua determinazione, il suo coraggio e la sua forza. E insieme a noi c’era tutto il popolo delle Agende Rosse, che in rete e nelle piazze d’Italia quotidianamente conduce una strenua battaglia affinché sia fatta luce sulle stragi del ‘91 e del ‘92 e su tutte le stragi di mafia. Insieme a noi c’erano tutti i cittadini stanchi di essere ingannati dalle menzogne dei potenti di turno e desiderosi di dissolvere una volta per tutte l’atavico e ambiguo legame tra la mafia e lo Stato. Insieme a noi c’erano tutti coloro che credono che sia ancora possibile riportare la politica al suo significato più autentico e originale di servizio leale e disinteressato nei confronti del cittadino. Insieme a noi c’erano Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e tutti coloro che hanno dato la propria vita in nome di grandi valori quali la legalità, la giustizia, l’integrità civica e morale, l’onestà.
A noi tutti spetta ora il compito di continuare a diffondere quei grandi ideali, affinché possa finalmente realizzarsi quell’autentica “RIVOLUZIONE CULTURALE” nella quale Paolo Borsellino fortemente credeva. A noi il compito di sensibilizzare le coscienze attraverso la nostra RESISTENZA pacifica e, ne sono certa, ormai inarrestabile.
Lea Del Greco,
Una di Voi





Siamo giovani e meno giovani, siamo donne e uomini, siamo bambini ed anziani.
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