Archive for ottobre, 2009

Sonia Alfano

Sonia Alfano

Palermo – «La politica faccia un passo indietro e faccia lavorare serenamente i magistrati nell’accertamento di ogni responsabilità e nel pieno rispetto della separazione dei poteri». Lo chiede il presidente dell’Associazione nazionale familiari vittime di mafia, Sonia Alfano, che aggiunge: «Quanto sta a poco a poco emergendo è davvero assai inquietante. Se venisse confermato, il Paese dovrebbe prepararsi ad accettare verità molto forti e amare. Infatti, mentre servitori dello Stato venivano uccisi per la loro concreta azione di contrasto alle mafie, uomini di quelle stesse istituzioni trattavano con gli uomini d’onore e settori dell’economia la resa dello Stato».

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NON E’ UN PAESE PER GIUDICI

ottobre 30, 2009 1:15 pm | No Comments

di Carlo Anibaldi

CSM

CSM

Questo post intende rendere onore e pubblicamente ringraziare Magistrati come la Dott.ssa Gabriella Nuzzi e gli altri magistrati del pool di Salerno, duramente castigati dal CSM su sollecitazione del Ministro della Giustizia. Persone degne, animate da senso dello Stato, fedeltà alle Istituzioni ed alla Costituzione, anche in questi tempi bui dove larga parte del mondo politico sembra remare contro questi principi fondanti la professione di magistrato; quasi alla stessa maniera di far credere come cosa buona esecrare un medico che operi secondo scienza e coscienza invece che su altri principi, di second’ordine. Il loro operare è stato limpido e nei termini di Legge ed è anzi un esempio e un faro per orientarsi in un mare inquinato da mille sirene e trovare sempre la rotta. Le sirene sono sempre le stesse dalla notte dei tempi: la lusinga del potere dell’uomo sull’uomo, la lusinga del danaro da accumulare in qualsiasi maniera e in quantità superiore alle esigenze di chiunque, la lusinga del narcisismo patologico. I frutti avvelenati di queste malie sono la corruzione, la disonestà intellettuale, il meschino uso della forza con i deboli e l’accondiscendenza con i potenti.
Questi valenti professionisti acquisiscono, loro malgrado, grande spessore in una società malata, con i valori sovvertiti, dove si fa quotidianamente apparire come cosa vera che Cristo è morto in Croce per garantire i privilegi dei potenti di questa terra. Queste oneste persone sono state spesso uccise barbaramente in quanto “scomode” agli interessi di bande criminali, di funzionari corrotti e di gruppi di potere illecitamente acquisito o usurpato. Oggi, e non so quanto questo sia un buon segno per la Società e le Istituzioni, non è più necessario ad alcuno che vengano uccise, è infatti possibile isolarle e screditarle. Questa operazione di “intelligence criminale” non sarebbe possibile senza la complicità o semplicemente l’omertà di giornali, TV e organi di controllo.
In questa società di basso profilo i funzionari fedeli, intelligenti e onesti come la Dott.ssa Gabriella NUZZI, sono costretti a farsi eroi e martiri, con sacrificio personale enorme, che uno sguardo minimamente oggettivo giudicherebbe di certo sproporzionato, in tempo di pace e Democrazia. Infatti paradossalmente accade che in questi tempi ci sia gente onesta che paga prezzi altissimi come accadde a socialisti ed ebrei al tempo del Fascismo.
Tutto ciò ha dell’incredibile, in Italia infatti è più pericoloso fare il Magistrato che fare il minatore e l’uomo qualunque deve poter protestare, almeno come primo passo, ma ci saranno altri passi da fare se l’Italia continua su questa strada della vergogna.

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di Sonia Alfano

Il Popolo delle Agende Rosse non ci sta. Non può un personaggio come Clemente Mastella essere accostato, in nessun caso, a Paolo Borsellino. Ricordiamo agli organizzatori dell’evento qualche piccolo dettaglio sull’ex ministro (ora eurodeputato), che forse non hanno ben chiaro:

Il Sig. Mastella, oltre ad essere un gran trasformista, è anche plurindagato, e non è certo un esempio di limpidezza e trasparenza.

Ricordiamo che, dopo il lungo trascorso politico nelle fila della Democrazia Cristiana, continua da anni a balzare da uno schieramento all’altro, senza criterio alcuno.

Fu ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi I dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 e Ministro della Giustizia nel Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 al 17 gennaio 2008. È stato lungamente in Parlamento, dal 1976 al 2008, prima come deputato poi come senatore.

Presentò le sue dimissioni dalla carica di Guardasigilli il 16 gennaio 2008, a seguito dell’inchiesta giudiziaria nella quale erano stati coinvolti lui e la moglie Sandra Lonardo, in quel momento Presidente del Consiglio regionale della regione Campania.

Nel giugno del 2009 è stato eletto al parlamento europeo tra le fila del PDL.

Nel 1994 fondò il CCD di cui divenne presidente, e al cui progetto aderì immediatamente Lorenzo Cesa, che venne messo a capo della segreteria politica. In quel periodo Cesa era, da pochi mesi, sotto processo (nonché reo confesso) per un importante caso di corruzione legato al ministero dei Lavori Pubblici.

Molto discussi sono i trascorsi rapporti di amicizia con l’ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella (segretario dei giovani dell’UDEUR.). Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze del Campanella nel 2000. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e poi condannato in primo grado nel gennaio del 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento semplice ad uomini vicini al superboss Bernardo Provenzano.

All’inizio del febbraio 2007 Mastella venne raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all’epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era vicepresidente della società e membro del consiglio di amministrazione. Interpellato al riguardo, Mastella si dichiarò estraneo al crac, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.

A settembre 2007 chiese al Consiglio Superiore della Magistratura di disporre il trasferimento cautelare d’ufficio nei confronti dell’ allora pubblico ministero di Catanzaro Luigi de Magistris, che stava indagando su un comitato d’affari composto da politici e magistrati lucani, nel quale si evidenziava il nome del Ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Quest’ultimo fu infatti iscritto nel registro degli indagati il 14 ottobre del 2007, nell’ambito dell’inchiesta “Why not“: l’ipotesi di reato è abuso di ufficio. Il ministro è sospettato di essere coinvolto in una “rete” costituita da politici, imprenditori, giudici e massoni finalizzata ad ottenere finanziamenti dallo Stato e dall’Unione Europea.

Nel maggio del 2009 Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Napoli, ed attualmente Sandra Lonardo è stata rinviata a giudizio per un’altra inchiesta. Lo ha deciso proprio l’altro ieri, 27 ottobre 2009, il gup di Napoli, Sergio Marotta, al termine dell’udienza preliminare. Il presidente del Consiglio regionale della Campania è stata accusata di concussione nell’inchiesta su appalti e incarichi sospetti relativi alla gestione dell’Arpac trasferiti a Benevento e Salerno. La Lonardo è accusata, inoltre, di avere fatto pressioni sul direttore generale dell’ospedale di Caserta, Luigi Annunziata, per far assumere due primari. Il processo inizierà il 15 febbraio del 2010, presso l’undicesima sezione del Tribunale di Napoli.
Oltre a lady Mastella, al banco degli imputati ci sono altre nove persone tra cui Carlo Camilleri, consuocero della coppia di Ceppaloni. La posizione dello stesso leader dell’Udeur, Clemente Mastella, invece, è stata stralciata in attesa delle decisioni del Parlamento Europeo.

Se questo non bastasse a rendere INADATTO Mastella a presenziare ad un evento intitolato a Paolo Borsellino, vi facciamo anche vedere due video che lo riguardano e risalgono a qualche tempo fa:

Infine vi lasciamo con due citazioni, una di Clemente Mastella, l’altra di Paolo Borsellino. Fate vobis.

<< Rivendico che un politico si occupi dei bisogni dei cittadini. Sono solo segnalazioni, le fanno tutti. Forse non ero attento quando il Parlamento ha deciso che la raccomandazione è diventata un reato? >>

<<La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le piu’ adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della liberta’ che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguita’, quindi complicita’ >>

* DOMANI 30 ottobre 2009, ore 11, a Teramo, in Piazza Martiri, agenda rossa in mano per impedire a quest’uomo di sfruttare l’immagine di Paolo Borsellino!

Aggiornamento alle ore 17.45: A QUANTO PARE MASTELLA HA ANNULLATO LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO AL PREMIO NAZIONALE PAOLO BORSELLINO, QUINDI DOMATTINA LE AGENDE ROSSE POTRANNO RESTARE A CASA A PREPARARSI PER IL 2 NOVEMBRE!!!!

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Agenda Rossa in Movimento! Aderite!

ottobre 29, 2009 2:37 pm | 2 Comments

Dov'è finita l'agenda rossa di Paolo Borsellino?

Dov'è finita l'agenda rossa di Paolo Borsellino?

Cari amici del Popolo delle Agende Rosse,
abbiamo due comunicazioni da farvi:

1) Domani, venerdì 30 ottobre 2009 alle ore 11, l’agenda rossa sarà a Teramo in Piazza Martiri a contestare Mastella e la presentazione del suo libro organizzata all’interno dell’evento “Premio Nazionale Paolo Borsellino
Chi vuole partecipare e volesse informazioni può scrivere a popolodelleagenderosse@gmail.com (redazione del sito) e alessandrok38@libero.it ( meetup di Macerata – coordinatore della protesta)

2) Lunedì 2 novembre 2009, alle ore 11, l’agenda rossa sarà a Pescara, nella sala consiliare della Provincia, per contestare la presenza di Gasparri al Premio Nazionale Paolo Borsellino. Per info scrivete a popolodelleagenderosse@gmail.com e mdp2731968@libero.it (coordinatore della protesta)

Spero sarete in tanti, e che farete tante foto, tanti video e… ovviamente, RESISTENZA!

p.s.: questo è il programma completo della manifestazione:
http://www.premioborsellino.it/files/programma_2009.pdf

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Abbiamo ricevuto via mail un comunicato di solidarietà per Gabriella Nuzzi, e lo pubblichiamo:

Di fronte ai sistematici impedimenti posti all’azione giudiziaria da apparati di potere corrotti e prepotenti, come cittadini ci sentiamo in dovere di intervenire a sostegno di quei giudici e pubblici ministeri che hanno subito, e subiscono, ingiustizie per il solo fatto di aver compiuto il proprio dovere.
È stato il caso di Luigi de Magistris. È il caso oggi dei magistrati della Procura della Repubblica di Salerno Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani condannati dal CSM il 19 ottobre al trasferimento d’ufficio e alla perdita dell’anzianità.
Una Sentenza, quella del CSM, che lascia basiti, che non tiene in nessun conto l’ordinanza del tribunale del Riesame di Salerno già pronunciatosi sull’assoluta legittimità dei provvedimenti adottati dai Pubblici Ministeri; che non tiene in nessun conto il decreto con il quale il GIP di Perugia ha archiviato le accuse a carico dei magistrati, perché agirono “per realizzare un fine di giustizia”, svolgendo soltanto il proprio “dovere di ufficio”.
Ci si chiede allora: come possono oggi i cittadini confidare nel CSM come organo di garanzia dell’indipendenza dei magistrati?
Ancora, è il caso di Clementina Forleo, giudice per le indagini preliminari, per la quale si attende nei prossimi mesi la conclusione del procedimento davanti al Consiglio di Stato.
Di fronte all’agghiacciante immagine di un’Italia in balìa di avide e feroci consorterie di potere, di un paese allo sbando, privo di regole e certezza del diritto, sentiamo la necessità di stringerci attorno a questi magistrati che rendono vivo il principio della legalità, ogni giorno, attraverso il proprio lavoro e la propria determinazione.
Nella certezza che il perseguimento della legalità possa contrastare la deriva delinquenziale dalla quale la politica è trascinata e nella consapevolezza che oggi più che mai la società civile deve stringersi attorno a coloro che interpretano il proprio ruolo professionale come servizio per il bene comune, chiediamo a chi riveste ruoli costituzionali di rispettarli e non piegarli ad interessi di singoli o di gruppi di potere.
Registriamo inoltre l’impossibilità di confidare nell’attuale CSM come organo garante dell’indipendenza dei magistrati, in particolare dopo gli ultimi pronunciamenti sulle indagini della Procura di Salerno.
Manifestiamo perciò la nostra solidarietà a tutti quei magistrati che oggi si sentono minacciati da un sistema di potere che fa dell’arbitrio e della sopraffazione la propria filosofia di vita, perché non possiamo lasciare che l’arbitrio e la sopraffazione abbiano la meglio sulla parte più sana della nostra società.

(Comitato Uguale per Tutti)

Gabriella Nuzzi
Gabriella Nuzzi

Nel contempo pubblichiamo una nota della stessa Gabriella Nuzzi:

A pochi giorni dalla sentenza della Sezione Disciplinare del CSM che ha sanzionato me e il collega dott. Verasani con la perdita di anzianità (sei mesi per me e quattro per lui), oltre al trasferimento di sede e funzioni già disposto in via cautelare, vi partecipo di alcune mie riflessioni su questa amara vicenda, che troverete anche pubblicate sul quotidiano IL FATTO di oggi 25 ottobre 2009. Vi ringrazio sempre per il sostegno che mi avete donato in questi mesi.
La scena finalmente si chiude, cala il sipario nero.
Regista ed attori tirano un respiro di sollievo: ancora un’ottima interpretazione, il pubblico può ritenersi soddisfatto. Giustizia è fatta.
Ma la platea è muta, nessuno plaude.
L’epilogo è paradossale, grottesco.
Due magistrati della Procura della Repubblica di Salerno sono stati severamente puniti dalla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura. Esautorati delle loro funzioni inquirenti, allontanati dalla sede in cui le esercitano. Cassato un pezzo di vita professionale. Ore, giorni, mesi dedicati, in silenzio, con scrupolo, a studiare carte, leggi, sentenze; a scrivere, indagare, nel tentativo di amministrare giustizia. Una Giustizia eguale per tutti.
Tempo sprecato.
I giudici disciplinari, che non avevano mai fatto mistero del proprio convincimento e chiaramente interessati al celere seppellimento della vicenda, possono finalmente veder consacrato il proprio verdetto.
Dunque, ora, non mi resta che prenderne atto: sono ufficialmente inserita nella lista nera dei cattivi magistrati.
Perché, nel legittimo esercizio delle mie funzioni istituzionali, ho osato indagare su altri magistrati -quelli del distretto di Catanzaro- per gravi delitti di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, falso ideologico, omissione in atti d’ufficio, favoreggiamento, calunnia, diffamazione e quant’altro, connessi all’illegale sottrazione al Pubblico Ministero titolare, dott. de Magistris, delle inchieste POSEIDONE e WHY NOT e alla loro successiva disintegrazione.
Ho osato, come era mio obbligo, sequestrare atti e documenti processuali integranti il “corpo” di quei reati. Ho osato perquisire abitazioni e uffici dei magistrati indagati, per ricercare tracce e cose pertinenti ai reati, necessarie al loro accertamento.
Ho osato raccogliere e riscontrare minuziosamente decine e decine di denunce del Pubblico Ministero a cui le inchieste erano state sottratte, reo, anche lui, di aver scoperto il sistema di illecite cointeressenze che domina la gestione del denaro pubblico nel nostro Paese.
Ho osato fare i nomi e i cognomi dei presunti appartenenti a quel sistema e di coloro che, direttamente o indirettamente, ne avrebbero permesso il funzionamento.
Ho osato voler a tutti i costi applicare la legge, senza capire, assai imprudentemente, che nel mio “mestiere” il principio costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge non vige così rigorosamente, sempre e per tutti.
Esiste un superiore principio non scritto, di ordine “deontologico”, che è quello dell’Opportunità.
Avrei, cioè, dovuto chiedermi e non l’ho fatto: è proprio opportuno che indaghi il magistrato Tizio, il politico Caio, l’imprenditore Sempronio, il faccendiere Mevio? è proprio necessario perquisirne abitazioni e uffici, sequestrare carte e documenti ?
La risposta è variabile, dipende dalle circostanze. A volte è opportuno e necessario, altre, invece, non lo è.
Perché, mi dicono, la diligenza di un bravo magistrato si misura sulla sua prontezza di riflessi, sulla velocità nell’intuire quando è il caso di poter agire e quando non lo è affatto; sulla sua capacità di interpretare i segnali; di ricorrere a diplomazia e compromessi; di interloquire e persuadere; di attendere che i tempi di indagini lentamente scadano; di saper selezionare e, infine, archiviare.
E la sua correttezza sta nell’evitare di fare i nomi e i cognomi di illustri colleghi, politici, imprenditori, perché, anche quando sembra indispensabile riscontrarne il coinvolgimento, in fondo è una questione di privacy. E chi denuncia potrebbe essere sempre, dietro mentite spoglie, un folle congiuratore, anche se si riscontra che, purtroppo, è sincero.
Merito, dunque, una lezione. Mai eccedere nel perseguire fini di giustizia!
Si spera, per me, che io abbia inteso, una sola volta e per sempre.
Lo ammetto, ignoravo l’esistenza di tali singolari regole “deontologiche”, regole non scritte, sulle quali, pare, debba misurarsi la professionalità del magistrato.
Ma, ad essere seri, qui mi sembra che la vera deontologia non c’entri proprio un bel niente e sarebbe assai dignitoso per la nostra categoria non tirarla neppure in ballo.
Qui, invece, si tratta di capire le ragioni vere per cui tre magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, legittimamente e doverosamente impegnati a far luce su un devastante sistema di corruzioni e collusioni giudiziarie, siano stati “fatti fuori” con gli strumenti della nuova legge disciplinare, pagando un prezzo altissimo per la loro autentica indipendenza, politica e associativa.
Si tratta di capire perché, al di là della vergognosa farsa della “guerra tra Procure” (una favoletta che amano raccontare ormai solo a se stessi, dai sicuri effetti tranquillizzanti e catartici) gli organi disciplinari stiano consentendo ad altri magistrati, indagati per gravi fatti di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, abuso d’ufficio, favoreggiamento e quant’altro, e autori anche di illecite attività ai danni dei loro indagatori, di continuare impunemente ad amministrare giustizia nei contesti criminosi oggetto delle indagini della Procura di Salerno.
C’è dunque da chiedersi: quali superiori principi di “deontologia professionale” vigono per costoro? quale eccezionale criterio di ragionevolezza ha indotto i supremi organi disciplinari a non intervenire anche in questo caso con gli strumenti cautelari e a perseverare in tale insensata omissione?
Esistono forse equilibri di poteri -politici, giudiziari, criminali- da dover preservare e che non conosciamo e non possiamo conoscere?
E chi ne sarebbero gli inamovibili garanti? Chi gli “eversori” da punire e cacciare?
Esiste forse un modus operandi, diverso da quello del contrasto aperto e diretto al crimine organizzato di ogni livello, che tende, invece, sottobanco, all’accordo e al compromesso e che serve a salvaguardare occulti sistemi di interessi?
C’è uno sfondo, in questa nostra vicenda, che si finge di non vedere; o forse, semplicemente, fa troppo paura guardare.
Credo, però, che i cittadini della Repubblica Italiana abbiano oggi il diritto di sapere a che gioco stanno giocando gli apparati istituzionali, soprattutto, perché quel gioco baro danneggia la vita di uomini integri, il cui solo scopo è servire lo Stato.
La ricerca della verità sul nostro passato di sangue è un passo fondamentale per comprendere quale sia l’attuale stato delle istituzioni democratiche, come si sia giunti ad esso, quali i meccanismi di reale funzionamento.
Ma occorre anche il coraggio del rinnovamento.
Un rinnovamento al quale la magistratura, che di questo nostro Stato Repubblicano è un pilastro fondamentale, non può restare estranea.
Sono necessarie e urgenti riforme serie che servano non a renderla inerme, ma a conferirle forza di autentica indipendenza dagli inevitabili condizionamenti del potere politico o criminale.
Occorrono soluzioni e strumenti in grado di preservarla anche dal suo interno, liberandola dagli effetti di dipendenza psicologica che, sull’esercizio delle funzioni giudiziarie, può di fatto produrre un’impropria strumentalizzazione dei meccanismi di nomina, promozione, assegnazione di incarichi extra-giudiziari, o per converso, di disciplina, che incidono direttamente sulla vita personale e professionale dei magistrati.
La nostra amara vicenda, che segue quelle di tanti altri colleghi, molti dei quali dimenticati o ignorati, dimostra quanto basso sia il punto in cui versa l’attuale “autogoverno” e quanto distante sia dai nobili intendimenti dei Padri Costituenti.
Un “autogoverno” ormai completamente prigioniero delle logiche di appartenenza e spartizione politica; in cui ruoli amministrativi e giurisdizionali si sovrappongono e si confondono in un tutt’uno; ove la regola dell’imparzialità vale solo per gli altri e il rispetto delle prerogative difensive ha il senso di un optional; ove non esistono più spazi di affermazione e tutela per magistrati davvero liberi e indipendenti, costretti all’isolamento dalla prepotenza degli schieramenti correntizi.
E ancor più forte è divenuto il bisogno, diffusamente avvertito eppur timidamente sussurrato, di un organo “sindacale” nuovo, in grado di assicurare tutela effettiva ai diritti del magistrato in quanto pubblico impiegato, capace di aprirsi ed interloquire con la società civile, per saperne cogliere le problematiche e le reali esigenze; un organo che non necessiti di tesseramenti, autenticamente autonomo e libero da condizionamenti politici, da ambizioni carrieristiche o di potere.
Mi piacerebbe avvertire questo sussulto di rinnovamento, davvero “democratico”, per la nostra categoria.
Mi auguro, da buon cattivo magistrato, che l’assordante e granitico silenzio, in cui si è chiuso l’ordine giudiziario riguardo alla vicenda salernitana, serva almeno alla riflessione.
A pochi giorni dalla sentenza della Sezione Disciplinare del CSM che ha sanzionato me e il collega dott. Verasani con la perdita di anzianità (sei mesi per me e quattro per lui), oltre al trasferimento di sede e funzioni già disposto in via cautelare, vi partecipo di alcune mie riflessioni su questa amara vicenda, che troverete anche pubblicate sul quotidiano IL FATTO di oggi 25 ottobre 2009. Vi ringrazio sempre per il sostegno che mi avete donato in questi mesi.
La scena finalmente si chiude, cala il sipario nero.
Regista ed attori tirano un respiro di sollievo: ancora un’ottima interpretazione, il pubblico può ritenersi soddisfatto. Giustizia è fatta.
Ma la platea è muta, nessuno plaude.
L’epilogo è paradossale, grottesco.
Due magistrati della Procura della Repubblica di Salerno sono stati severamente puniti dalla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura. Esautorati delle loro funzioni inquirenti, allontanati dalla sede in cui le esercitano. Cassato un pezzo di vita professionale. Ore, giorni, mesi dedicati, in silenzio, con scrupolo, a studiare carte, leggi, sentenze; a scrivere, indagare, nel tentativo di amministrare giustizia. Una Giustizia eguale per tutti.
Tempo sprecato.
I giudici disciplinari, che non avevano mai fatto mistero del proprio convincimento e chiaramente interessati al celere seppellimento della vicenda, possono finalmente veder consacrato il proprio verdetto.
Dunque, ora, non mi resta che prenderne atto: sono ufficialmente inserita nella lista nera dei cattivi magistrati.
Perché, nel legittimo esercizio delle mie funzioni istituzionali, ho osato indagare su altri magistrati -quelli del distretto di Catanzaro- per gravi delitti di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, falso ideologico, omissione in atti d’ufficio, favoreggiamento, calunnia, diffamazione e quant’altro, connessi all’illegale sottrazione al Pubblico Ministero titolare, dott. de Magistris, delle inchieste POSEIDONE e WHY NOT e alla loro successiva disintegrazione.
Ho osato, come era mio obbligo, sequestrare atti e documenti processuali integranti il “corpo” di quei reati. Ho osato perquisire abitazioni e uffici dei magistrati indagati, per ricercare tracce e cose pertinenti ai reati, necessarie al loro accertamento.
Ho osato raccogliere e riscontrare minuziosamente decine e decine di denunce del Pubblico Ministero a cui le inchieste erano state sottratte, reo, anche lui, di aver scoperto il sistema di illecite cointeressenze che domina la gestione del denaro pubblico nel nostro Paese.
Ho osato fare i nomi e i cognomi dei presunti appartenenti a quel sistema e di coloro che, direttamente o indirettamente, ne avrebbero permesso il funzionamento.
Ho osato voler a tutti i costi applicare la legge, senza capire, assai imprudentemente, che nel mio “mestiere” il principio costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge non vige così rigorosamente, sempre e per tutti.
Esiste un superiore principio non scritto, di ordine “deontologico”, che è quello dell’Opportunità.
Avrei, cioè, dovuto chiedermi e non l’ho fatto: è proprio opportuno che indaghi il magistrato Tizio, il politico Caio, l’imprenditore Sempronio, il faccendiere Mevio? è proprio necessario perquisirne abitazioni e uffici, sequestrare carte e documenti ?
La risposta è variabile, dipende dalle circostanze. A volte è opportuno e necessario, altre, invece, non lo è.
Perché, mi dicono, la diligenza di un bravo magistrato si misura sulla sua prontezza di riflessi, sulla velocità nell’intuire quando è il caso di poter agire e quando non lo è affatto; sulla sua capacità di interpretare i segnali; di ricorrere a diplomazia e compromessi; di interloquire e persuadere; di attendere che i tempi di indagini lentamente scadano; di saper selezionare e, infine, archiviare.
E la sua correttezza sta nell’evitare di fare i nomi e i cognomi di illustri colleghi, politici, imprenditori, perché, anche quando sembra indispensabile riscontrarne il coinvolgimento, in fondo è una questione di privacy. E chi denuncia potrebbe essere sempre, dietro mentite spoglie, un folle congiuratore, anche se si riscontra che, purtroppo, è sincero.
Merito, dunque, una lezione. Mai eccedere nel perseguire fini di giustizia!
Si spera, per me, che io abbia inteso, una sola volta e per sempre.
Lo ammetto, ignoravo l’esistenza di tali singolari regole “deontologiche”, regole non scritte, sulle quali, pare, debba misurarsi la professionalità del magistrato.
Ma, ad essere seri, qui mi sembra che la vera deontologia non c’entri proprio un bel niente e sarebbe assai dignitoso per la nostra categoria non tirarla neppure in ballo.
Qui, invece, si tratta di capire le ragioni vere per cui tre magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, legittimamente e doverosamente impegnati a far luce su un devastante sistema di corruzioni e collusioni giudiziarie, siano stati “fatti fuori” con gli strumenti della nuova legge disciplinare, pagando un prezzo altissimo per la loro autentica indipendenza, politica e associativa.
Si tratta di capire perché, al di là della vergognosa farsa della “guerra tra Procure” (una favoletta che amano raccontare ormai solo a se stessi, dai sicuri effetti tranquillizzanti e catartici) gli organi disciplinari stiano consentendo ad altri magistrati, indagati per gravi fatti di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, abuso d’ufficio, favoreggiamento e quant’altro, e autori anche di illecite attività ai danni dei loro indagatori, di continuare impunemente ad amministrare giustizia nei contesti criminosi oggetto delle indagini della Procura di Salerno.
C’è dunque da chiedersi: quali superiori principi di “deontologia professionale” vigono per costoro? quale eccezionale criterio di ragionevolezza ha indotto i supremi organi disciplinari a non intervenire anche in questo caso con gli strumenti cautelari e a perseverare in tale insensata omissione?
Esistono forse equilibri di poteri -politici, giudiziari, criminali- da dover preservare e che non conosciamo e non possiamo conoscere?
E chi ne sarebbero gli inamovibili garanti? Chi gli “eversori” da punire e cacciare?
Esiste forse un modus operandi, diverso da quello del contrasto aperto e diretto al crimine organizzato di ogni livello, che tende, invece, sottobanco, all’accordo e al compromesso e che serve a salvaguardare occulti sistemi di interessi?
C’è uno sfondo, in questa nostra vicenda, che si finge di non vedere; o forse, semplicemente, fa troppo paura guardare.
Credo, però, che i cittadini della Repubblica Italiana abbiano oggi il diritto di sapere a che gioco stanno giocando gli apparati istituzionali, soprattutto, perché quel gioco baro danneggia la vita di uomini integri, il cui solo scopo è servire lo Stato.
La ricerca della verità sul nostro passato di sangue è un passo fondamentale per comprendere quale sia l’attuale stato delle istituzioni democratiche, come si sia giunti ad esso, quali i meccanismi di reale funzionamento.
Ma occorre anche il coraggio del rinnovamento.
Un rinnovamento al quale la magistratura, che di questo nostro Stato Repubblicano è un pilastro fondamentale, non può restare estranea.
Sono necessarie e urgenti riforme serie che servano non a renderla inerme, ma a conferirle forza di autentica indipendenza dagli inevitabili condizionamenti del potere politico o criminale.
Occorrono soluzioni e strumenti in grado di preservarla anche dal suo interno, liberandola dagli effetti di dipendenza psicologica che, sull’esercizio delle funzioni giudiziarie, può di fatto produrre un’impropria strumentalizzazione dei meccanismi di nomina, promozione, assegnazione di incarichi extra-giudiziari, o per converso, di disciplina, che incidono direttamente sulla vita personale e professionale dei magistrati.
La nostra amara vicenda, che segue quelle di tanti altri colleghi, molti dei quali dimenticati o ignorati, dimostra quanto basso sia il punto in cui versa l’attuale “autogoverno” e quanto distante sia dai nobili intendimenti dei Padri Costituenti.
Un “autogoverno” ormai completamente prigioniero delle logiche di appartenenza e spartizione politica; in cui ruoli amministrativi e giurisdizionali si sovrappongono e si confondono in un tutt’uno; ove la regola dell’imparzialità vale solo per gli altri e il rispetto delle prerogative difensive ha il senso di un optional; ove non esistono più spazi di affermazione e tutela per magistrati davvero liberi e indipendenti, costretti all’isolamento dalla prepotenza degli schieramenti correntizi.
E ancor più forte è divenuto il bisogno, diffusamente avvertito eppur timidamente sussurrato, di un organo “sindacale” nuovo, in grado di assicurare tutela effettiva ai diritti del magistrato in quanto pubblico impiegato, capace di aprirsi ed interloquire con la società civile, per saperne cogliere le problematiche e le reali esigenze; un organo che non necessiti di tesseramenti, autenticamente autonomo e libero da condizionamenti politici, da ambizioni carrieristiche o di potere.
Mi piacerebbe avvertire questo sussulto di rinnovamento, davvero “democratico”, per la nostra categoria.
Mi auguro, da buon cattivo magistrato, che l’assordante e granitico silenzio, in cui si è chiuso l’ordine giudiziario riguardo alla vicenda salernitana, serva almeno alla riflessione.

Da vicende come quelle di Gabriella Nuzzi, di Verasani, di De Magistris si evince sempre più l’emergenza democratica in cui versa la nostra Italia. E, purtroppo, succedono cose che impediscono anche di far conoscere le nostre ragioni e le nostre manifestazioni al grande pubblico, se non attraverso la rete. Ad esempio, il 28 gennaio 2009 si è svolta la manifestazione “Io so“, organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia, proprio a sostegno di questi magistrati, e l’unica cosa passata attraverso i canali televisivi è stato un brevissimo affondo di Di Pietro, peraltro montato ad hoc per far capire agli italiani qualcosa di lontano dalla realtà. Questo è solo un piccolo esempio, ma se ne potrebbero citare molti altri. Allora diventa necessario far crescere il Popolo delle Agende Rosse, ed esprimere non soltanto solidarietà, ma anche vicinanza concreta, passione civile, condivisione di ideali e di esperienze.

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LE PAROLE PER DIRLO

ottobre 26, 2009 11:54 am | No Comments

di Carlo Anibaldi

Legalità

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Tornando verso casa, dopo la manifestazione per chiedere finalmente verità sulla strage di via D’Amelio, riflettevo su questo momento storico e mi son subito detto che non è il tempo dell’analisi, ma dell’azione, della protesta quotidiana, megafoni, striscioni e slogan fino allo sfiancamento dei muri di gomma. Dopo un po’, quando il cuore batteva meno forte, quando ho visto solo qualche trafiletto su alcuni giornali della sera, quando ho visto centinaia, anzi migliaia di giovani che non sembravano reduci da nessuna manifestazione in piazza, affollare le birrerie del centro, mi sono sforzato di essere più distaccato e mi son detto che chi corre a testa bassa sovente centra
un palo o il muro. Dunque un ulteriore momento di analisi pare necessario.

Mi chiedo: ma che razza di lotta politica è quella di contare su un ictus dell’avversario? Magari sperando che un giorno qualcuno scodelli loro una bellona di troppo? Di quelle capaci di trasformare il lettone del piacere in una camera ardente? Questa sembra essere la strategia dei generali del Partito Democratico, ma è patetica.
Io credo che invece di fantasticare circa ‘aiutini’ dal Creatore, sia necessario guardare in basso, fra i nostri compagni di semaforo, di lavoro, di scuola e di vita. Dopo una ventina d’anni di ‘lotta di classe’ e battaglie civili e sindacali che quasi hanno fatto scuola in Europa, si fa per dire, ma così molti vissero quegli anni, la maggioranza silenziosa s’è messa il cappello e ha proclamato che è tutto sbagliato! La realtà e la verità, abbracciata da milioni di concittadini in sintesi è la seguente:

  • i ricchi sfondati sono dei piacioni che ci hanno saputo fare e dunque sono i modelli da seguire.
  • il Paese è stato depredato dai sindacati, dagli operai e dagli impiegati pubblici, compresi gli insegnanti.
  • le tasse impediscono alla gente di arricchire in allegria.
  • l’onestà è roba da Oratorio, la vita è una lotta quotidiana
  • meglio essere cattolici che altro, poichè nulla ci sia precluso in questo mondo, il Paradiso può attendere!
  • Cristo è morto in Croce per noialtri, non per quelli là
  • col mafioso mi posso accordare e magari fare affari, col ‘comunista’ no
  • chi si fa i fatti suoi campa cent’anni
  • tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino
  • meglio un uovo oggi che una gallina domani
  • chi si loda s’imbroda
  • a lavare gli asini si spreca l’acqua e il sapone
  • scarpe grosse, cervello fino
  • chi non ha buona testa ha buone gambe
  • il mattino ha l’oro in bocca
  • il frutto cade sempre vicino all’albero
  • chi la fa, l’aspetti
  • chi va piano va sano e lontano
  • la gallina che canta ha fatto l’uovo
  • l’occhio del padrone ingrassa il maiale
  • se sei chiodo statti, se sei martello batti
  • non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca
  • l’erba del vicino è sempre più verde
  • sopra la panca la capra campa
  • sotto la panca la capra crepa

Ecco dove sono i veri nemici di questo Paese: dentro questa maggioranza silenziosa che è lo zoccolo duro d’Italia, cui è stata data voce e bandiera, facendone una maggioranza rumorosa. Sono sempre stati sulle porte delle loro botteghe, a braccia incrociate, sornioni, e negli angoli bui della società a coltivare con cura i loro orticelli, ed è per questo che sono spesso divenuti i nostri ‘capi’ o i loro servi. Ma di tanto in tanto, nella storia di questo Paese, un affabulatore, furbo e con davvero pochi scrupoli, senza passato e senza futuro, ha armato questo esercito di parassiti, queste schiere di senza dio dentro e senza dignità fuori, servi di qualsiasi padrone. Ecco, ce li avete ora alla destra, sul semaforo rosso, certi di darvi la polvere appena scatta il verde, o alla vostra sinistra a negarvi una fattura o davanti a voi a guardarvi attraverso perchè siete nulla ai loro occhi. Sono talmente meschini che del loro pensiero gli mancano sempre, ovvio, le parole per dirlo, ma poi viene un istrione capopopolo che gliele mette finalmente in bocca, e allora escono dall’ombra, gonfiano il petto e si fanno popolo, si fanno maggioranza, si fanno consenso, si fanno le leggi che gli somigliano e finalmente perseguono i loro nemici di sempre: gli uomini intelligenti, cui non servono proverbi per sapere la strada; gli uomini onesti, cui non serve la furbuzia; gli uomini buoni, cui non serve un prete; gli uomini generosi, cui non serve la ricchezza; gli uomini con un cuore, cui la sera non serve una escort. Certo che siamo minoranza, lo siamo sempre stati in questa Italia, ma abbiamo fatto noi la Storia, abbiamo fatto noi Grande questo Paese, provenendo da diversi orientamenti politici. Non importa quanto tempo ci vuole, lasciamoli grufolare, questo è il miserabile loro tempo, ma c’è la scadenza sotto il tappo e non lo sanno, ricordiamocelo quando ci sale la rabbia nel vederli inutilmente trionfanti, stupidamente contenti di finalmente non dover far nulla per la crescita civile di questo Paese, tenacemente convinti che ai loro figli non servirà mai nulla in quanto ‘blindati’, sicuramente ben raccomandati!

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Chi siamo

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Siamo operai, insegnanti, studenti, casalinghe, imprenditori, precari, disoccupati.
Siamo eterogenei, siamo tanti ma siamo una sola resistenza!